La mignotta di via delle Palme

Sine Pagina - La mignotta di via delle Palme
Opera di Mario Perrotta, per gentile concessione dell’artista. ©Tutti i diritti riservati. Riproduzione vietata
Racconto di Marco Proietti Mancini

Sta ferma all’angolo tra via Palmiro Togliatti e via delle Palme; nomi di strade troppo romantici per il quartiere in cui si trovano. Almeno stesse su via delle Rose o su via delle Margherite la cosa avrebbe un qualche ironico significato. Invece così non significano nulla.

Sta sempre ferma lì, prima la vedevo solo quando tornavo molto tardi la sera, adesso invece è qualche giorno che appena viene buio – d’autunno viene presto – la strada si popola di donne come lei.

“Come lei”.

Lei sta lì, quella è la sua posizione, chissà chi gliel’ha assegnata. Non si allontana mai più di un metro dall’angolo. E’ alta, molto, mi verrebbe da dire che sarà due metri, ma poi se invece di due metri fosse uno e novanta, cosa cambierebbe?

E’ alta e magra, magrissima. Gambe lunghe, infinite, allungate da tacchi che sembrano trampoli, una minigonna talmente corta che si vede la curva del culo e l’inizio del solco tra le natiche. Mica è bella, anzi. Ha una faccia lunga e magra, i lineamenti marcati, la bocca grande, sembra un po’ strabica.

Potrete chiedervi “ma come fai ad averla vista così bene?”. No, non è che faccio la lastra alle mignotte, non è che rimango lì a guardarle, a scrutarle, osservando ogni dettaglio. Ma quello è l’angolo che giro ogni sera che Dio mi manda in terra, con lo scooter passo proprio vicino al marciapiede e lei sta così sul margine che è un miracolo che nessuno ancora non l’abbia tirata sotto. A volte allunga una mano, a chiamare chi passa, oppure si abbassa verso la strada e allora la faccia viene proprio all’altezza dei miei occhi.

Una volta l’ho incontrata in un altro posto, stava seduta a un tavolino davanti al bar di Mario, stava lì in jeans e scarpe da ginnastica, una felpa, i capelli raccolti, struccata. L’ho fissata, come fai quando vedi qualcuno e pensi “questa persona la conosco, ma dove l’ho già vista?”.

Ogni tanto qualcuno che passava davanti al bar la salutava e lei ricambiava, seduta a fumare una sigaretta, una tazzina sporca di fondi di caffè sul tavolino. Ricambiava indifferente, forse infastidita. Come una professionista fuori servizio che incontra un cliente quando invece vorrebbe essere trasparente, quando vorrebbe che nessuno la riconoscesse.

Quando mi sono reso conto di chi era mi sono sentito in imbarazzo, come se anche io la stessi sporcandola con un ricordo osceno, mentre lei in quel momento era solo una ragazza, alta, magra, non particolarmente bella, seduta a un tavolino di un bar a fumare una sigaretta, a bere un caffè. Anche quella volta mi ha fissato, come ogni sera quando le passo davanti, mi ha fissato come se anche lei mi avesse riconosciuto, uno dei tanti che non si ferma, uno dei tanti di cui conosce la faccia e non il cazzo.

Qualche anno fa a quell’angolo a una come lei l’hanno accoltellata. Anzi, si sono accoltellate tra loro. Forse è lei che l’ha accoltellata a quell’altra. Per difendere la posizione, quell’angolo a cui viene bene fermarsi, duecento metri, un angolo e poi una strada che porta a delle scuole, asilo, elementari, medie. Una strada sempre deserta appena escono i bambini e i ragazzi dai cancelli, senza bisogno di aspettare la notte per avere silenzio e solitudine. Adesso so perché quando la mattina accompagnavo i bambini a scuola dovevo fare lo slalom tra merde di cane e profilattici usati.

Su via Palmiro Togliatti invece ci sono case, portoni, lampioni e fermate dell’autobus. C’è un parco intitolato a Madre Teresa di Calcutta e una chiesa dove hanno girato un video di una canzone di Alex Britti, i ragazzi ci passeggiano e le persone ci parcheggiano, la gente ci vive e quando esce di casa deve passare vicino a quelle come lei.

“Quelle come lei”.

Quella alta alta e magra magra che sta sempre all’angolo tra via Palmiro Togliatti e via delle Palme. A mia figlia ho dovuto dire “come fa buio non passare mai su via Palmiro Togliatti”.

Era lì anche stasera, mentre tornavo a casa. Tacchi e minigonna e culo di fuori. Lunga lunga, le gambe, la faccia, gli occhi strabici. Sono passato e l’ho quasi sfiorata. Era triste, magari sono io che sono un poeta, magari non era triste, magari era solo incazzata perché alle sei e mezza di sera, o pomeriggio, anche se già buio come fosse notte, stava già lì ad aspettare il prossimo cazzo attaccato a uno che paga per avere attenzioni.

A me sembrava triste.

Non c’era solo lei, su via Palmiro Togliatti, la strada del padre del Partito Comunista. Ormai manco le conto più, ce ne saranno dieci, venti, solo dagli archi dell’acquedotto fino a quando io giro su via delle Palme, dieci, venti, già alle sei e mezza, all’ora in cui le mamme tornano a casa dopo aver portato i bambini in piscina, a pallacanestro, o magari al catechismo in quella chiesa lì dove hanno girato il video di Alex Britti. Ce ne stanno dieci, venti, anche se tutti i nostri sindaci, tutti, ci hanno detto “abbiamo eliminato la piaga della prostituzione dalle strade”.

Io mica le conto, mica le vedo, mica le guardo. So che ci sono, vedo solo le loro mani che chiamano, i loro culi che sporgono sui tacchi, la loro camminata indolente e stanca.

Io vedo solo lei, perchè la sfioro ogni sera. Mi viene da pensare che nessuna di loro ha scelto di fare quel che fa, nessuna di loro ha deciso di essere quella che è. Mi viene da pensare che non è giusto. Qualcuno dirà, ma che sei tanto ingenuo? E’ normale.

Ma chi l'ha detto, che normale vuol dire giusto? Sapete che vorrei fare stasera, stanotte?

Andare dalla mignotta alta alta, lunga e secca, neanche tanto bella, che sta all’angolo tra via Palmiro Togliatti e via delle Palme, coprirla perché non senta freddo, portarla via. Portarla via con me, in una stanza calda, farla mettere a letto, rimboccarle le coperte e  poi darle la buonanotte. Perché io penso che a lei, che non so come si chiama, nessuno le dia la buonanotte. Allora vorrei dargliela io, senza scopare, solo per darle la buonanotte. Solo per non farle sentire freddo. Solo per farle capire che non tutti gli uomini sono uguali.

Che c’è qualcuno che vorrebbe essere il padre che non ha.

Marco Proietti Mancini, scrittore. Ha pubblicato i romanzi Io sono Hotel Garibaldi (Ensemble,2023), Parlando dei miei giorni (Augh!, 2022), La luce degli istanti felici (Edizioni della Sera, 2021), La terapia del dolore (Historica, 2016), Da parte di Padre (Edizioni della Sera, 2016), Il coraggio delle madri (Edizioni della Sera, 2015), Oltre gli occhi (Giubilei & Regani, 2014), Gli anni belli (Edizioni della Sera, 2013), le raccolte di racconti Non serve nascondersi (Miraggi, 2019) e Roma per sempre (Edizioni della Sera, 2012). Suoi racconti sono presenti in molte antologie. È giurato nei premi “Città di Subiaco” e “Città di Latina”.
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Chi sono

Chi sono

Mi chiamo Antonella Perrotta. Nasco in Calabria la sera che precede il Lammas da madre siciliana e padre calabrese. Osservo, ascolto, leggo, scrivo, amo la Storia e le storie, il narrare e il narrarsi, ma non sopporto il chiasso e il chiacchiericcio. Sono autrice dei romanzi Giuè e Malavuci (Ferrari Ed., 2019, 2022) e di racconti pubblicati in volumi collettanei, blog e riviste. Performer dei miei testi. Fondatrice del blog Sine pagina.
Se ti va, puoi seguirmi sui miei profili social.

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Mi chiamo Antonella Perrotta. Nasco in Calabria la sera che precede il Lammas da madre siciliana e padre calabrese. Osservo, ascolto, leggo, scrivo, amo la Storia e le storie, il narrare e il narrarsi, ma non sopporto il chiasso e il chiacchiericcio. Sono autrice dei romanzi Giuè e Malavuci (Ferrari Ed., 2019, 2022) e di racconti pubblicati in volumi collettanei, blog e riviste. Performer dei miei testi. Fondatrice del blog Sine pagina.

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