Al mio paese

Sine Pagina - Al mio paese
Foto di Antonella Perrotta ©Tutti i diritti riservati

Racconto di Antonella Perrotta

Al mio paese, la sabbia è ghiaiosa.

Granelli minuscoli e poi più grossi via via che ci si avvicina all’acqua, fino a diventare pietre, anche ruvide, taglienti, che ancora la forza delle onde e lo sciabordio della risacca non hanno levigato. Al mio paese, chiamiamo cutigni le più piccole, mentre ‘mmazzacani, le più grosse. Le pietre, a volte, sono enormi sassi simili a massi dove si rifugiano le cernie e i polipi e stanno aggrappati i ricci di mare. Li intravedi sul fondo, con la vita che vi ruota intorno.

Quando il mare è in tempesta, i sassi enormi arrivano pure sulla battigia. Quando il mare è in tempesta, arriva di tutto sulla battigia. Anche tronchi di alberi che, dai torrenti in piena, finiranno con l’adagiarsi sul fondo delle acque per dare vita e riparo. Anche immondizia, anche plastica, anche cicche di sigaretta, anche pannolini e assorbenti. Mai una bottiglia di vetro con dentro un messaggio d’amore, mai una bottiglia di vetro con dentro un messaggio qualsiasi. Quelle, le bottiglie con i messaggi, esistono soltanto nei film. Ci sono i vetri, però, che furono bottiglie. Verdi, gialli, rossi, tutti levigati, lisci e lucenti come pietre preziose. I bambini li raccolgono, li tengono da parte, ma sono soltanto vetri.

Da quando hanno messo su le barriere per frenare l’erosione costiera arrivano anche ciottoli di fiume sulla battigia. Sono quelli utilizzati per le barriere. Li riconosci: sono tondi, lucenti, ben levigati dallo strascichio a valle delle acque del fiume. Da quando hanno messo le barriere, la spiaggia è cambiata, la costa è cambiata, il mare in tempesta non aggredisce più la strada e la ferrovia, ma la costa è rimasta erosa e continua a erodersi. Un giorno, chissà quando, la marina del paese sarà invasa dalle acque e pesci nuoteranno dove adesso sono strade e auto parcheggiate e case. Quel giorno è ancora lontano. Io non ci sarò.

Un’estate sulla battigia sono arrivati i cetrioli di mare che se non fosse stato per uno sbuffo non avresti capito che si trattava di essere viventi e li avresti presi per stronzi. “Che schifo!” avresti esclamato. E, invece, erano animali. Un’estate sono spiaggiate anche meduse grandi quanto frisbee, un’infinità di frisbee che sembrava volerti invadere. Anche cavallucci marini, feriti o succhiati dai pesci, soltanto gusci trasparenti e vuoti, anche stelle marine, arenate e morte lì, sulla battigia. Una stella l’ho conservata, l’ho messa sotto sale per farla seccare, poi puzzava di pesce marcio e l’ho restituita alla battigia.

C’è tanta vita nel mare, un ricambio di vita in circolo, a volte ti stupisci di quanta possa essercene, così diversa, così mutevole, variabile, corre assieme alle correnti da un lato all’altro del mondo. Corre, vive, si riproduce e da qualche parte si spegne, anche qui, a volte per scelta, a volte per caso o fatalità.

Al mio paese, la sabbia non è d’oro. Non splende al sole, non accarezza le piante dei piedi, non s’infila dappertutto a farti il solletico, non t’infarina, non t’incipria.

Al mio paese, la sabbia è ruvida. Ruvida come la costa, ruvida come la lingua, ruvida come i pensieri, come la gente che ha imparato a essere ruvida per non soffrire troppo, ha imparato a respingere per la paura di accogliere, ha preferito scappare per la paura di restare. Al mio paese, anche la sabbia può far male se non stai attento. Può persino ferire.

Il mio paese è per gente ruvida. Ha spalmato il grasso sulla pelle per proteggersi dal sole e dal vento e dal freddo dell’indifferenza, ma non è riuscita ad ammorbidire la pelle. L’ha soltanto resa insensibile.

Insensibile, ma non al mare. Lui sta qui, è padre, fratello, compagno, riesce ancora a riparare, anche se a volte perde l’odore e sa di petrolio, anche se a volte perde il colore e diventa marrone come la merda che qualcuno vi scarica. Poi, però, si ricorda che Lui è il Mare e, allora, si agita, s’inquieta, s’arraggia, e lo ricorda pure a te.

Ti ricorda che questo posto è suo e che tu sei di questo posto. Ti ricorda che, qualsiasi siano le paure, Lui avanza senza arrendersi e le vince tutte e, se sai amarlo e berlo e viverlo, le vincerai pure tu. Anche quella di restare.

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Chi sono

Chi sono

Mi chiamo Antonella Perrotta. Nasco in Calabria la sera che precede il Lammas da madre siciliana e padre calabrese. Osservo, ascolto, leggo, scrivo, amo la Storia e le storie, il narrare e il narrarsi, ma non sopporto il chiasso e il chiacchiericcio. Sono autrice dei romanzi Giuè e Malavuci (Ferrari Ed., 2019, 2022) e di racconti pubblicati in volumi collettanei, blog e riviste. Performer dei miei testi. Fondatrice del blog Sine pagina.
Se ti va, puoi seguirmi sui miei profili social.

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Mi chiamo Antonella Perrotta. Nasco in Calabria la sera che precede il Lammas da madre siciliana e padre calabrese. Osservo, ascolto, leggo, scrivo, amo la Storia e le storie, il narrare e il narrarsi, ma non sopporto il chiasso e il chiacchiericcio. Sono autrice dei romanzi Giuè e Malavuci (Ferrari Ed., 2019, 2022) e di racconti pubblicati in volumi collettanei, blog e riviste. Performer dei miei testi. Fondatrice del blog Sine pagina.

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