Uomini stanchi

sine pagina - Uomini stanchi
Immagine elaborata da Canva AI

di Antonella Perrotta

La notte sprofonda nell’oblio del sonno, nel caldo delle coperte calate fin sopra la testa, nei ricordi che si lasciano dimenticare, nel male che ritorna a galla e si rimanda giù, sotto il materasso, la rete, sul pavimento freddo, ché là merita di stare, in basso, sotto la schiena, sotto il culo, sovrastato dai sogni.

La notte sa farsi rifugio per gli uomini stanchi: è buia abbastanza, silenziosa abbastanza, dolce e calma abbastanza per pensare e lasciare andare al sonno. Ti sveglierai con le borse sotto gli occhi, con la lingua impastata e ricomincerai a fare, ad amare, anche a disprezzare chi lo merita. Ricomincerai, ed è già una fortuna.

C’è stato un tale, gambe lunghe e sguardo spento: rideva delle mie fragilità, godeva delle mie insicurezze, spingeva verso la soluzione più comoda per lui e più scomoda per me. Come ho fatto a non accorgermene?
Male, stai giù, piega la testa sotto il materasso, rannicchiati sul pavimento freddo, sta lontano. Ti tengo a bada, anche se mastico il tuo veleno.

Un altro diceva che odiava quelli di destra, poi che odiava quelli di sinistra, forse odiava pure se stesso. Io ho due mani, destra e sinistra: le uso entrambe per quel che servono, non odio né l’una né l’altra, mi piace quando lavorano insieme, quando si uniscono, quando accarezzano, quando realizzano.
Stai giù, male. Rannicchiati sotto il letto, scompari dalla mia vista, scompari dalla mia notte, rifugiati dove nessuno ti può vedere, toccare, subire. Smettila di gridare, smettila di dire cazzate, smettila di mentire, smettila di aizzare gli uni contro gli altri, ché non esiste una sola verità, quella che tu hai generato. Smettila …

Silenzio in risposta non è una buona risposta. Non è neanche indifferenza, forse è più vigliaccheria, o forse disprezzo, presunzione di superiorità. Tutti abbiamo diritto ad avere risposte, tutti abbiamo diritto a fare domande.
Sfuggi, sfuggi, codardo, pusillanime, che non hai risposte e te ne freghi delle mie domande, che non osi guardarti allo specchio, perché l’immagine riflessa non è la tua, ma della tua maschera, del tuo vuoto perenne. Sfuggi, e stai giù, rannicchiati come un verme sul freddo del pavimento, sta lontano dai miei sogni, dal mio futuro, dal mio domani con le borse sotto gli occhi.

Un tale disse: “Non preoccuparti! Cosa vuoi che sia!” e io non lo feci, non ne avevo motivo, ché lui sapeva, o forse fingeva di sapere. E invece avrei dovuto farlo, preoccuparmi per tempo, valutare per tempo, incazzarmi per tempo, prima che le cose fossero decise.
È sempre un niente quello che capita a me, agli altri. Un qualcosa da liquidare in fretta, un qualcosa che disturba. L’empatia è un dono per pochi. La convenienza è un affare di molti.

“Picchia forte!” esclamavi. “Picchia, ferisci, ammazza e fuggi! Vai a nasconderti dove nessuno ti può scoprire, dove nessuno scorgerà la tue menzogne, dove nessuno potrà chiedere giustizia per la vita che hai sacrificato per salvare, a tuo modo, la tua”.
Mentre un corpo esanime resta a terra, umiliato, compatito.

Male, male, stai lontano dalla mia notte, lasciati sacrificare all’oblio, non voglio vederti, sentirti, toccarti, pure se so che stai lì. Lasciami in pace, rifugiati sul fondo, sotto la mia schiena, sotto il mio culo, ché là ti tocca stare. Lasciati pestare sotto i piedi al risveglio, lascia che possa ridere delle tua sconcezza, lascia che io ti renda innocuo, la macchietta di te stesso con le mani legate, i piedi legati, la bocca tappata. Lasciami stare, addormentarmi nel buio e nel silenzio della notte.

La notte sa farsi rifugio per gli uomini stanchi.
Lascia che mi svegli con le borse sotto gli occhi senza stipare il minimo ricordo di te.

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Immagine di Chi sono

Chi sono

Mi chiamo Antonella Perrotta. Nasco in Calabria la sera che precede il Lammas da madre siciliana e padre calabrese. Osservo, ascolto, leggo, scrivo, amo la Storia e le storie, il narrare e il narrarsi, ma non sopporto il chiasso e il chiacchiericcio. Sono autrice dei romanzi Giuè e Malavuci (Ferrari Ed., 2019, 2022) e di racconti pubblicati in volumi collettanei, blog e riviste. Performer dei miei testi. Fondatrice del blog Sine pagina.
Se ti va, puoi seguirmi sui miei profili social.

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Chi sono

Mi chiamo Antonella Perrotta. Nasco in Calabria la sera che precede il Lammas da madre siciliana e padre calabrese. Osservo, ascolto, leggo, scrivo, amo la Storia e le storie, il narrare e il narrarsi, ma non sopporto il chiasso e il chiacchiericcio. Sono autrice dei romanzi Giuè e Malavuci (Ferrari Ed., 2019, 2022) e di racconti pubblicati in volumi collettanei, blog e riviste. Performer dei miei testi. Fondatrice del blog Sine pagina.

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