“Oppure il diavolo” di Luca Tosi

Sine Pagina - Oppure il diavolo di Luca Tosi

Recensione di Antonella Perrotta

Oppure il diavolo (TerraRossa edizioni) di Luca Tosi è un romanzo breve, ma che contiene un mondo.

La storia si svolge a Poggio Berni, una piccola realtà di provincia. “Un posto da ripulire a fondo”, “minuscolo”, dominato dal pregiudizio e dall’insofferenza, dalla noia e dalla mediocrità dove – “se ti fai dei nemici, poi cominciano a prenderti di mira, ti rovinano …”. Poggio Berni non è un semplice sfondo narrativo. Ha un proprio carattere: stagnante, ordinario, ma non innocuo. Le giornate sembrano tutte uguali al paese, ma dentro questa monotonia si muove una tensione sotterranea: è proprio qui, nelle pieghe della quotidianità, che cresce il “diavolo”.

Natale, la voce narrante, è un uomo complesso, tormentato. Non vive bene a Poggio Berni, lui. “I pesci non si fan sentire, quando vengono torturati. Io uguale: i miei trentun anni a Poggio Berni, tutti in apnea, li ho vissuti.”
Sono sempre stato convinto di essere un ragionatore. E che gli altri non li facevano, ragionamenti al mio livello. Tanto meno a Poggio Berni” afferma, quasi ponendosi a distanza, rivendicando la sua estraneità.

Ma Natale non vive bene neanche a casa sua, all’interno della sua famiglia composta soltanto da una madre vedova che non l’ha mai visto “come un fiore”. Come “una perla scaramazza”, piuttosto. Una madre “intasata di rabbia”, capace di rinfacciargli la sua stessa venuta al mondo, con la quale da sempre si è consumato un rapporto conflittuale, quasi “uno spirito maligno” li mettesse l’una contro l’altro.
Stavam in pace, io e lei, solo se io ero in una stanza e lei in un’altra. Un muro a dividerci, ci voleva.”

Eppure, lei è presenza, per quanto ingombrante. La sua morte è silenzio per casa, solitudine che, nel tempo, sa farsi “caverna nel petto”. Natale si ritrova a vivere un dolore che non sa come “incassettare” e che prova a consolare cercando per casa l’odore di lei, sfiorando le sue cose, provando a volersi bene. E, nel frattempo, non smette di cercare l’amore, prega il Signore che gliene faccia trovare uno ricambiato.

Natale è l’uomo comune nelle sue sfaccettature e contraddizioni.  È l’uomo ferito, sofferente, alla ricerca di un po’ di pace che abbia il sapore dell’affetto, crudele e vendicativo a volte, capace anche di cedere a qualcosa di oscuro.
Verso  gli ignoranti sopraffini ne ho montate di vendette. Li metto al muro nella mia testa ancora adesso, certi momenti…”. “Posso esserlo un cicinin anch’io, cattivo come gli altri. Penso siano Dio e il diavolo che si contendon me.”

Si racconta con lucidità, senza vergogna o paura di risultare debole o meschino. La sua lingua è autentica, viva, a tratti poetica, a tratti cruda e tagliente, non levigata, quasi dialettale. Segue senza filtri l’andamento del pensiero, si rivolge al lettore non per giustificarsi né per consolarsi, ma per mostrarsi così com’è, anche nelle ombre.

Chi è allora il diavolo che compare nel titolo?

Secondo la mia lettura, è la pulsione, la tentazione cui spesso cediamo senza ammetterlo. È la parte oscura di ognuno, quella che può emergere di fronte all’ingiustizia, reale o percepita, che smuove la rabbia, il desiderio di rivalsa o di vendetta. È la parte peggiore di noi stessi che spesso tendiamo a oscurare o ignorare. Natale, invece, la sviscera con sincerità. E Luca Tosi la tratteggia col suo stile di scrittura sporco e vivissimo.

Perché leggerlo?

Perché è un libro che non cerca di stupire con grandi colpi di scena, ma narra la quotidianità.
Perché affonda nei dettagli di una vita ordinaria e nella mente di un uomo comune, mostrando che nessuno è semplice e limpido come sembra.
Perché in certe pagine ti riconosci, anche se non vorresti, e ti ritrovi a chiederti quanto del diavolo del protagonista appartenga, in fondo, anche a te.

Un romanzo che invita a riflettere su chi siamo, su ciò che facciamo e su quanto sovente dimentichiamo le nostre ombre.

Luca Tosi, Oppure il diavolo, TerraRossa Edizioni, 2025, pagg. 97

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Chi sono

Mi chiamo Antonella Perrotta. Nasco in Calabria la sera che precede il Lammas da madre siciliana e padre calabrese. Osservo, ascolto, leggo, scrivo, amo la Storia e le storie, il narrare e il narrarsi, ma non sopporto il chiasso e il chiacchiericcio. Sono autrice dei romanzi Giuè e Malavuci (Ferrari Ed., 2019, 2022) e di racconti pubblicati in volumi collettanei, blog e riviste. Performer dei miei testi. Fondatrice del blog Sine pagina.
Se ti va, puoi seguirmi sui miei profili social.

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Mi chiamo Antonella Perrotta. Nasco in Calabria la sera che precede il Lammas da madre siciliana e padre calabrese. Osservo, ascolto, leggo, scrivo, amo la Storia e le storie, il narrare e il narrarsi, ma non sopporto il chiasso e il chiacchiericcio. Sono autrice dei romanzi Giuè e Malavuci (Ferrari Ed., 2019, 2022) e di racconti pubblicati in volumi collettanei, blog e riviste. Performer dei miei testi. Fondatrice del blog Sine pagina.

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