Recensione di Antonella Perrotta
Francesca Maccani, grazie a un lavoro approfondito di ricerca storica, ne Le donne dell’Acquasanta, Rizzoli editore, intreccia realtà e finzione per restituirci un’altra storia di Sicilia: quella delle donne lavoratrici alla Manifattura Tabacchi nel quartiere dell’Acquasanta di Palermo alla fine dell’Ottocento.
Una storia apparentemente minuta, eppure preziosa, se si considera che, proprio in quella Manifattura, sorse uno dei primi nidi aziendali. Un baliatico.
Il baliatico è il sogno di Franca, sigaraia esuberante e combattiva, giovane donna senza peli sulla lingua e col coraggio nel petto, legata da un’amicizia antica e profonda con Rosa, più riservata e sognatrice. Due giovani diverse, quasi opposte, ma complementari: Franca è il fuoco, Rosa è l’acqua che lo spegne quando è necessario.
Ma Rosa non riesce a spegnere, anzi finisce col condividere, la lotta di Franca contro le ingiustizie perpetrate ai danni delle lavoratrici sul luogo di lavoro, e non solo. Donne costrette dalla povertà a subire orari insostenibili e condizioni improbe, a lavorare con i figli attaccati al collo, a consumarsi le dita arrotolando foglie di tabacco, a respirare gli effluvi delle lavorazioni fino ad ammalare i polmoni, a cedere ai ricatti e agli abusi dei superiori e anche a vendersi fuori delle mura della Manifattura ai nobili che le usano per poi abbandonarle al loro destino.
Resistono, le donne dell’Acquasanta.
Anche se non possono sbagliare.
Non possono riposare.
Non possono ammalarsi, né badare ai loro figli come le altre madri.
Non possono neanche ribellarsi. Meglio, credono di non potersi ribellare per non perdere quelle poche lire di guadagno, fondamentali alla sopravvivenza.
Ma Franca, da sempre insofferente alle ingiustizie, sa che non è così, che – a volerlo – le cose possono cambiare.
Lei “voleva che la condizione delle donne migliorasse, che nessuno potesse togliere loro la paga della giornata né rimproverarle se stavano male. Ma più di tutto pensava ai bambini e ai neonati stretti al petto delle loro madri mentre erano chine sulle foglie da lavare, essiccare o arrotolare.”
Lei sa che se le lavoratrici si unissero, sarebbero forti e vincenti. “Se siamo tutte unite possiamo farcela … se siamo così unite nel bisogno, perché non possiamo esserlo nel farci ascoltare?” ripete.
È lei la miccia e, grazie alla sua tenacia, con l’aiuto del sindacalista Salvo, riesce nell’intento di fornire la Manifattura del baliatico, un fondamentale spazio di dignità. Ma non senza conseguenze per la sua stessa vita.
“La storia di Franca e Rosa è una storia di amicizia, di ribellione e di riscatto che dimostra quanto combattive e intraprendenti fossero le donne siciliane di fine Ottocento”: così scrive l’autrice nel restituire dignità a questa storia dimenticata.
Franca e Rosa danno voce alle donne di un’epoca dominata da un contesto patriarcale in cui la maggior parte degli uomini non tollera un rifiuto, ritenendo che “la propria visione delle cose sia universale e valida per tutti.”
“Il padre glielo aveva ripetuto più volte: «Una femmina la devi tenere occupata o si monta la testa … e il modo migliore per tenere buona una femmina sono i figli, più ne ha e meno tempo ha di pensare ad altro, che se pensa assai poi combina danno.»”
Non sono eroine e neppure perfette le donne protagoniste di questo romanzo. Sono donne vere, fragili, ma che sanno farsi anche coraggiose.
Le loro voci, condite dal dialetto siciliano, sono vive e autentiche, restituiscono il sapore caldo e ruvido del luogo e dei tempi.
La scrittura di Francesca Maccani, sobria e curata, conserva la vocazione alla memoria e dà voce a tutte le donne che hanno trasformato la fatica in resistenza e la solidarietà in riscatto, dipingendo, anche attraverso l’intimità dei gesti quotidiani conditi da fatica e sopruso, una pagina di tenacia collettiva.
Il passo narrativo è disteso e misurato, accompagna con discrezione la storia senza sovrastarla; la ricostruzione storica è curata; l’intreccio si sviluppa in modo graduale, interessato al dettaglio di una storia minuta che, ancora oggi, continua a parlare di diritti, dignità e speranza.
E se il finale è amaro, proprio come lo è spesso la realtà, resta una consapevolezza: la lotta di quelle donne per ciò che oggi diamo per scontato non è stata vana.
Le donne dell’Acquasanta, Francesca Maccani, Rizzoli Editore, 2022, pag. 320


