Recensione di Marco Iaccino
“Il Buco” di Michelangelo Frammartino è un film contemplativo.
Esplora la relazione tra l’uomo e la natura attraverso la storia di un gruppo di speleologi che scoprono una delle grotte più profonde del mondo, l’Abisso del Bifurto, nel Parco Nazionale del Pollino in Calabria.
La relazione tra l’uomo e la natura diventa occasione per affrontare temi quali la ricerca dell’invisibile, la modernità e la tradizione. Frammartino utilizza la grotta come metafora della condizione umana, sottolineando la nostra piccolezza e fragilità di fronte alla natura.
Un film che si distingue per le sue tecniche di ripresa innovative e suggestive. Il regista utilizza inquadrature fisse e prolungate per creare un’atmosfera di calma e riflessione. Questo stile di ripresa permette allo spettatore di assorbire la bellezza dei luoghi e riflettere sull’interazione tra l’uomo e l’ambiente.
La fotografia del film, realizzata da Renato Berta, utilizza la luce naturale per creare un’atmosfera autentica e suggestiva. La scelta della luce contribuisce a fare del film un’esperienza visiva unica e immersiva.
“Il Buco” è un film che richiede attenzione e pazienza. La regia di Frammartino è minimale e contemplativa, e la fotografia di Berta è straordinaria.
Il film è stato accolto positivamente dalla critica, che ne ha lodato la bellezza visiva e la profondità tematica. Presentato alla 78ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, ha vinto il Premio speciale della Giuria.
Marco Iaccino è laureato al DAMS e si occupa di cinematografia e fotografia.


