Recensione di Marco Iaccino
La Calabria è un paese senza memoria, il che equivale a dire che ignora la propria la storia. La Calabria rimuove il suo passato prossimo, lo perde nell’oblio dell’etere omertoso, ne tiene solo i ricordi, i frammenti che potrebbero farle comodo per le sue contorsioni, per le sue conversioni. Ma la Calabria è un paese circolare, gattopardesco, in cui tutto cambia per restare com’è.
Poi arriva il docufilm “Chi ha ucciso Giovanni Losardo?” di Giulia Zanfino, un vero e proprio pugno allo stomaco. Un lavoro meticoloso che trasmette emozioni contrastanti.
Il messaggio della giornalista e regista calabrese è chiaro: la paura è il mezzo attraverso il quale persone senza morale comandano su persone senza memoria.
Giulia Zanfino costruisce il docufilm con una narrazione incisiva e ben equilibrata. Attraverso una combinazione di interviste, immagini d’archivio e ricostruzioni drammatiche, il film riesce a trasmettere sia la tensione emotiva che il peso storico della vicenda.
Le testimonianze di familiari, amici e colleghi di Losardo si alternano a contributi di giornalisti, storici e magistrati, creando un mosaico ricco e stratificato. La scelta di includere anche punti di vista controversi, come quello del boss Franco Muto, aggiunge complessità al racconto e invita lo spettatore a riflettere su questioni ancora irrisolte.
La Zanfino ci mostra anche il sentimento della bellezza e lo fa attraverso gli occhi di Giovanni Losardo. La bellezza non è solo stupore, non è solo gioia, paura o fremito; é qualcosa che ci mette a contatto con l’inaspettato.
La figura di questo uomo semplice emerge con forza: un servitore dello Stato e un padre di famiglia che non ha mai ceduto alle pressioni del crimine organizzato.
Il film non si limita a ricordarlo, ma lo celebra come esempio di coraggio civile, evidenziando come il suo sacrificio sia stato un grido di allarme per una società che, troppo spesso, ha preferito voltarsi dall’altra parte.
Giovanni Losardo ha avuto la capacità di cogliere le profonde trasformazioni sociali che stavano avvenendo in Calabria. Un fiero e acuto osservatore della realtà. Un uomo libero ed incorruttibile.
In cuor suo Giovannino sognava una Calabria bella, giusta, autentica e coraggiosa.
Dal mio punto di vista, è necessario mantenere vivo il Suo ricordo perché, credetemi … non è facile trovare uomini liberi in questa Italia di merda.
Giovanni Losardo, di Cetraro (CS), sindaco e assessore del PCI al Comune di Cetraro e segretario capo della Procura della Repubblica di Paola, contrastò nel suo duplice ruolo il malaffare del Tirreno cosentino. Vittima di un attentato della ‘ndrangheta, morì presso l’Ospedale di Paola trivellato da colpi d’arma da fuoco. Aveva cinquantatré anni. La Procura di Paola, nel luglio 2025, riapre il caso Losardo, finora irrisolto.
Marco Iaccino è laureato al DAMS e si occupa di cinematografia, cortometraggi e fotografia.


